Archivio per Agosto 2008

…in a bottle

29 Agosto 2008

Mi sposto come una meridiana per inseguire il sole di questi giorni, tirando le giornate che si stanno accorciando. Lo inseguo con un libro in mano e gli appunti da rivedere, perchè è ancora estate, ma non più vacanza. La fine di agosto ha sempre, da che mi ricordo, lo stesso sapore di nostalgia. E’ un sentimento dolciastro come un fico che si spacca da quanto è maturo, ma prude come una puntura di zanzara. E’ il momento in cui sento che le vacanze da racconto si stanno tramutando in ricordi e vorrei a tutti i costi richiamare un po’ di quell’atmosfera: rinchiuderla in una bottiglia di vetro, così, per l’inverno, per le giornate buie e corte, per le settimane di nebbia e tergicristalli ghiacciati. Non facce o strappi di paesaggi, ma atmosfere, vorrei riportarle in vita, ma sono impossibili da imbottigliare perchè la loro sostanza è volatile, come quelle giornate di luglio o di inizio agosto.

Ci vogliono piccole cose che mi fanno star bene per non marcire di nostalgia.

Ad esempio fare colazione con una delle canzoni che amo di più e magari in una cucina vuota, che amplifica la melodia degli strumenti. Così pare che suonino solo per me, per rendere meno melanconico il mio risveglio di fine estate.

Ma settembre, settembre sarà speciale, mi ripeto.

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Dove si va da qui

24 Agosto 2008

A tutte le persone (e sono parecchie) che in questi mesi sono partite, partono, partiranno… A chi non smette mai di cercare, a chi non sa stare fermo, a chi continua a farsi domande, a chi vuole un’altra vita, a chi sogna.
A chi va in cerca del suo posto. Me compresa.

Sapere sempre dove sei
Ti puo’ smarrire
Hai gia’ la pelle liquida
In mezzo al sole

Ma la tua sigaretta immobile
Cosi’ graziosamente
Che improvvisamente poi
Non accade niente.

Dove si va da qui?
Dove si va da qui?

Dove si va da qui?
Dove si va da qui?

Sulle dita a convincerti che
Cio’ che eri hai portato con te

Dove si va da qui?
Dove si va da qui?

Chiederti sempre dove sei
Ti puo’ smarrire

Hai gia’ la pelle liquida
In mezzo al sole

Dove si va da qui?

Afterhours, Dove si va da qui

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Dormono, loro

18 Agosto 2008

Dormire è una faccenda personale, ognuno lo fa come vuole: a pancia in su o in giù, di lato, con la testa sotto il cuscino, con una mano sotto la guancia, con le gambe divaricate, con le braccia lungo i fianchi, con un arto che penzola da una parte, a riccio. E’ solo una posizione di partenza, che si può decidere prima di addormentarsi, ma che nel corso del sonno si modifica senza volontà. Capita al mattino di trovarsi spostati, scoperti, incastrati, in bilico, capovolti.
Dormire è dimenticare di esistere: da solo puoi russare, emettere strani versi, farfugliare, urlare, singhiozzare, ansimare, mugolare, senza accorgerti di nulla. Nessuno ha memoria, volontà o controllo di quello che fa mentre dorme, altrimenti non dormirebbe per nulla.
Dormire è un atto egoistico, così dormire insieme è un bel problema sociale.
Quando non si dorme da soli- che si sia in due o in trenta- i singoli sonni si danno battaglia: vince, è semplice, chi si addormenta per primo.

“Mai russato in vita mia” finchè qualcuno non ti ha preso a calci nei fianchi; “Mai parlato di notte” , impossibile se non c’era nessuno ad ascoltare i tuoi deliri!

Ho la sfortuna di avere un sonno che arriva lento. Quando si dorme insieme, nella lotta tra i sonni, soccombo, cioè non dormo. Percepisco tutti i respiri, amplificati dal buio; sento gli altri che russano, ognuno in modo diverso: chi tira il fiato e cade in apnea, chi rilascia con un sibilo, qualcuno soffoca in un verso tipo miagolio, un altro gratta il silenzio senza mai fermarsi, c’è chi segue sincopi da jazzista e chi accende il motore e non lo ferma fino a mattina. E’ bel guaio, per me, questo concertino. Se li sento ronfare, tutti distinti e tutti insieme, non prenderò mai sonno e più passerà il tempo, più mi monterà il nervoso perchè se li sento, vuol dire che loro dormono mentre io li sto ad ascoltare.

Concentrati, concentrati sul tuo respiro, ma il mio respiro non riesco nemmeno a intuirlo, soffocato com’è da una tale sinfonia di fiati.
Pensa al mare, a una spiaggia di sabbia bianca, ma come faccio a dimenticare che sto dormendo su un pavimento e il mio alluce preme contro la cerniera del sacco a pelo?
Stai dormendo da sola, in camera tua, sul tuo letto di sempre, allora di chi è questo piede che mi sfiora la testa?

Sono ancora sveglia: ho perso.

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Adrenalina

11 Agosto 2008

Ho paura delle cose che non riesco a controllare, come scendere in bicicletta da una lunga discesa piena di curve. Penso che piuttosto mi rifarei la salita sotto il sole. Gli altri sfrecciano via come schegge, mi sorpassano con la faccia fiera, tirata dal vento e resto ultima. Sono irrigidita sui manubri, stringo i freni, ma tento di fare finta di nulla: ho paura della discesa…ma sono idiota? Tutti non aspettano altro che questo momento per goderselo fino all’ultimo centimetro e io non vedo l’ora che finisca.

E’ solo questione di abituarsi, prendere confidenza con la strada, credere che ce la posso fare- come ce la fanno gli altri- e che se mi mollo non è detto che mi debba schiantare per forza. Non c’è altra via: dare fiducia all’invisibile.

Dov’era quest’aria che prima in salita non c’era? Il sudore mi si ghiaccia addosso, il vento mi si infila tra i capelli e mi asciuga la fronte. Davanti agli occhi si accavallano fino a confondersi frammenti di strada, di colline, di vigneti, di cielo, di niente. Veloce, veloce, sempre di più, come se alla fine ci fosse un trampolino per andare diretti in cielo. Mi fa ancora un po’ paura, ma forse ci provo gusto. E’ un brivido che mi si incolla sulla pelle e mi fa spalancare gli occhi: sento il sangue caldo fare giri veloci dalla testa ai piedi, dai piedi alla testa. La paura si mescola al piacere, ecco la vertigine, ti conosco. Non serve respirare, l’aria arriva violenta come uno schiaffo, che quasi toglie il fiato, tappa la bocca. Colline, campi, alberi, cielo. Veloce ancora più veloce, fino a non vedere più i contorni delle cose che sembrano fuse in un ammasso di colori che preme sulle tempie. Le gambe si sciolgono, il brivido rilascia la sua scossa di estasi ormonale in tutto il corpo: adrenalina.

E’ questo il nome delle cose che non riesco a controllare?

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Il posto segreto

2 Agosto 2008

C’è un posto, ai confini del mare, in cui la mente si svuota. I cani non abbaiano che raramente, il sole sorge tardi e tramonta tardi: le giornate sono lunghissime, ma il tempo scivola via come la sabbia bianca della spiaggia. L’acqua di mare e oceano si incontra, dalla terrazza si vedono le montagne  di un altro continente. Soffia sempre il vento, ma pregare che non soffi troppo forte. I mulini lungo le colline bruciate fanno girare le pale bianche. E’ caldo, ma non si suda mai. Nell’ aria c’è profumo di sale  e menta fresca.   Qui le molte vite si mescolano, danzando tra i confini delle terre e dell’acqua, e ne resta una sola.

Non è facile da raggiungere, questo posto: il viaggio è lungo, bisogna perdersi per poi trovarsi. Ma è giusto così, non è per tutti. Già molti lo stanno scoprendo, ma quando sarà troppo noto morirà e non ne resterà che la pelle di plastica, da buttare.

Per questo non vi dico dov’è questo posto segreto. Ognuno ha il suo.

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