Archivio per Luglio 2008

Limbo

23 Luglio 2008

Dovevamo partire in quattro, alla fine partiamo in due. Solite due.
Voglio partire con una valigia leggera, perchè quest’anno so dove vado, so chi trovo. Ma la valigia pesa forse più del solito perchè abbiamo delle cose da consegnare a chi ci aspetta.
So già che domani sarà una giornata infinita. Il limbo: già partita, non ancora arrivata.
Dovrò cambiare almeno quattro mezzi di trasporto diversi: macchina-treno-bus-aereo-bus-macchina.
Mi sono appena lavata i capelli, sanno di pulito. Quanto dureranno?
Ho messo dentro il caricabatteria?
Non posso mettere liquidi nel bagaglio a mano.
Forse non va più di moda spedire le cartoline…beh se la meritano in pochi, quest’anno
Devo risparmiare.
Mi porto via il Bancomat?
Non trovo più il sacchetto per le scarpe…quello dell’anno scorso…
Ho un Moleskine nuovo, perchè non l’ho mai usato?
Ho messo troppa roba, devo levare un paio di cose: l’essenziale, l’essenziale.
Dove ho messo i biglietti?
Devo andare a letto presto.

http://farm4.static.flickr.com/3166/2580746321_c1b0142221_m.jpg

N-uova

22 Luglio 2008

Una pancia rigonfia, la pelle tesa e liscia, il cavo dell’ombelico scomparso nella curva perfetta. Una donna incinta, davanti ai suoi occhi; meglio, lei stessa.
Si passò una mano sul ventre percorrendo tutta quella enorme collina rosa, avanti e indietro, avanti e indietro, lentamente. Faceva la scoperta di una nuova geografia del corpo. Ne provava un intenso piacere, leggero. Felice di fluttuare sospesa in un mondo morbido, di suoni ovattati. Racchiusa in uovo grosso e scivoloso, le pareti viscide di albume, ma lei stessa era l’uovo.
Si svegliò chiedendosi che volesse dire: la notte prima era sua sorella a essere incinta, quella prima ancora la sua migliore amica, il mese scorso la sua ex collega di lavoro che non vedeva da un bel po’. Stanotte, era lei stessa.
Pance: donne tonde e pesanti come palle mediche, ma anche leggere come bolle di sapone.
Che voleva dire?
Buone notizie, numero della cabala 66.
Invidia per la felicità di un’altra donna, numero della cabala 85.
Non aveva mai creduto alle interpretazioni numeriche dei sogni, stupidaggini. Ripose il volume sullo scaffale.
Si  guardò allo specchio, sfiorò l’addome piatto e infilò i pantaloni a sigaretta per uscire.
La sera dopo chiamò Elide per dirle che non ce la faceva proprio ad andarla a trovare, il raffreddore le sbatteva sulle tempie, era meglio per tutti se rimaneva a casa abbracciata a una tazza di tisana balsamica.
“Peccato. Volevo che tu fossi la prima a sapere…”
“…aspetti un bambino?”
“Ma come fai a saperlo?”
“Ti ho sognata un paio di giorni fa”

Nuova, buona invidia?

http://farm3.static.flickr.com/2105/2439719596_55f756757f.jpg?v=0

Supereroi

20 Luglio 2008

L’anno scorso, ai tempi di Trecento, era deciso a farsi crescere barba e capelli, pur di assomigliare anche solo lontanamente al re Leonida. Ricordo che era venuto a vedere quel film nove volte e mi aveva confessato che era niente. Nella classifica dei cult era solo al terzo posto, al secondo c’era Il re leone della Disney e al primo Terminator 2-il giorno del giudizio, visto ben 62 volte, tra cinema, videocasseta e poi dvd.
Lui non so come si chiami, so solo che non è del tutto normale. Mi ha detto che ogni domenica va a pregare al santuario di Monte Berico e poi, tornato a casa, viene a godersi due orette di cinema in santa pace, la sua seconda vita.

I film di supereori e superpoteri sono tutti suoi, non se ne perde uno. Li chiama tutti zio: mio zio Hulk, mio zio Ironman, mio zio Spiderman. In estate poi, questi film hanno il loro momento d’oro, manco a dirlo che me lo ritrovo ogni domenica davanti alla cassa.
Lo si sente arrivare: sale le scale di corsa, sbattendo i piedi e saltando gli scalini come fanno solo i bambini. Prima di vederlo so già che è lui, me lo conferma il suo profumo di dopobarba sottomarca al pino sintetico, orribile.
“Ma non ci sarà mica anche mio zio Batman questa sera?” mi chiede preoccupato, guardando il manifesto che ne annuncia la prossima uscita.
“No, arriva mercoledì”
“Perfortuna! Così stasera vado a vedere mio zio Hellboy” dice fregandosi le mani, tutto contento.
Poi mi bisbiglia qualcosa avvicinando la bocca al plexiglass che ci separa. Non capisco. Gli chiedo di ripetere.
“Domani…” e alza quattro dita da una mano mentre l’altra la tiene chiusa a pugno.
“Domani…è il suo compleanno?” provo a indovinare.
“Schhh!” e mi rifà il quaranta con le dita.
“Domani compie quarant…” cerco di dire.
“Shhhh!non ho detto niente”
“Ah, io non so nulla…” sto al gioco.
“Brava, lei signorina ha un animo sensibile! E’ del toro, lo so, me l’ha detto l’altra volta! Il più bel segno che esista, testardo, passionale, completo a 390 gradi!”

Sorvolo sui gradi e mi metto a ridere…ma chi ci crede che questo ha quarant…shhhh!

http://farm4.static.flickr.com/3238/2528179567_40f79db127.jpg

Perle australiane

16 Luglio 2008

Sono due settimane che mia nonna continua a parlarmi di alcune vecchie perle che devo infilare per farle una collana. Pensavo che un giorno me le presentasse sotto gli occhi e invece nulla. Così sono andata io a chiederle dove erano ’ste benedette perle da sistemare. Ha lasciato ago, filo e una gonna imbastita sopra il letto ed è andata subito a cercarle. Ha aperto tre cassetti del como’, niente. Poi si è messa a rovistare nello sgabuzzino, in mezzo alle scarpe vecchie e alle cose del mare, finchè ha trovato una cassetta di plastica pesante. Da dentro la cassetta ha estratto una scatola di cartone e all’interno, in mezzo a vecchie calze di lana, ha trovato un fagotto fatto con vecchio fazzoletto blu. Me l’ha messo in mano e mi ha detto apri. Sono andata fuori, al sole, perchè dentro lo sgabuzzino era troppo buio. Ho aperto il fazzoletto sui gradini della scala e vi ho trovato un’accozaglia di roba informe: una spilla di finti zirconi, cariata; i grani di legno di quello che doveva essere stato un rosario, un collier dorato, non d’oro; dei bottoni bianchi; un braccialetto di argento con la chiusura rotta; delle forcine; un paio di orecchini, ma uno solo con la clip; una miriade di perle piccole, medie e grandi. Le famose perle. Erano sparse o appese allo scheletro smilzo di una colanna. A vederle alcune avevano un colore sporco, più verso il rame che vagamente perlaceo, altre erano totalmente trasparenti. Ne ho prese in mano un paio e mi si sono scrostate tra le dita, svelando un’anima di plastica. Chi lo dice alla nonna?

“Allora, hai visto? Che si può fare con queste perle australiane?”
“Nonna, non so. Cosa vuol dire perle australiane?”
“Eh, le ho prese ancora quando ero in Australia, perle belle!”
“Mah, secondo me non sono tenute proprio bene, guarda il colore!”
“Ma basta lavarle, dai!”
“Nonna si scrostano e dentro sono in plastica”
“No, dai, basta lavarle”
Le ho prese di nuovo in mano facendo finta di riesaminarle, ma neanche il mago supremo dei televenditori sarebbe stato capace di spacciare quelle palline di plastica per perle vere. Perle australiane, pardon.
“Ma prendere le più belle e farne una collana, dici che non si può?”
“Ma vai in giro con ’sta roba qua? Nonna, te ne compriamo una nuova per il compleanno…”
“Beh, fa come vuoi” e mi ha lasciato il fagotto in mano assicurandosi che lo allacciassi per bene e non cadesse nulla.
Che faccio? Gliela faccio lo stesso la collana?
Come posso ripeterle che quelle sue perle australiane sono molto probabilmente perle “cinesi”?

E’ tardi!

14 Luglio 2008

Tratto dalla rubrica di Filippo Timi su Rollingstone di Luglio- questo è il suo carpe diem, mi pareva giusto inizare così.

“Domani è già tardi…correndo un coniglio con il panciotto rosso e l’orologio in mano continuava a ripetere tra sè e sè…
Non mi chiamo Alice e non ho le trecce bionde, e neppure vivo in un paese meraviglioso…ma quel coniglio dice la verità.
E’ tardi…bisogna affrettarsi ad essere felici, non possiamo aspettare un attimo, adesso è già troppo tardi…prima di adesso, prima di dopo, prima del prima!
E’ tardi per smettere di fumare, oramai i polmoni e le vene sono grigi, sporchi, come i muri delle case in via del corso, un tempo bianche, adesso nere. E’ tardi per dare il bacio mai dato alla prima fidanzata, è tardi per dire vaffanculo alla professoressa stronza di chimica, è tardi per fare l’amore da ubriaco a 16 anni, è tardi per tutto quello che non ho mai fatto prima. Tardi per studiare da astronauta, tardi per imparare a suonare il violino, tardi per diventare un atleta olimpico, tardi per non fare tutte le cazzate che ho fatto, ma non tardi per quelle che devo ancora fare, ecco, sì, non è mai tardi per fare stronzate, sembra che la paura abbia sempre tempo, che il dolore, il tempo, lo trovi sempre.
Inseguo il coniglio bianco, col panciotto rosso e l’orologio in mano…corre veloce, più veloce del tempo, si infila in una buca e scompare. Mai chidersi cosa ci sarà dentro una buca, se lo fai non ti ci butti più. Chiudo gli occhi e mi tuffo…inizio a cadere…ma piano piano gli occhietti si abituano al buio ed ecco che tutto mi appare chiaro: sono dentro la bocca del mondo, nella gola della terra, sono felice, potessi vivere sempre così, di tuffo in tuffo, di cadere in cadere, dentro la bocca dell’amore, delle situazioni, del tempo…cadere senza calcolo. [...] Diventassi io il coniglio bianco, con il panciotto rosso e l’orologio da taschino in mano, a urlare a tutti non c’è più tempo per le paure, non c’è più tempo per l’ipocrisia, non c’è più tempo per il pianto, bisogna farlo subito, ora, adesso, in questo istante, chiama la fidanzata e dille che l’ami, ora, voltati e sorridi, ora, caccia fuori l’urlo di rabbia che ti sta macerando il cuore, ora, dai fuoco alla passione e butta via le complicazioni, ora [...] ora spegni la sigaretta, ora posa il bicchiere, ora, prendi la macchina, vai nella tua vecchia scuola, entra nella tua ex classe e manda affanculo la professoressa stronza di chimica.

La differenza tra me e la vita, è una sola, che la vita non ha il tempo di pensare, di giudicare e giudicarsi, nè riesce a immaginarsi…non ha aspettative, non si delude, non si inventa un domani…la vita accade ora, brucia nell’attimo stesso in cui si accende. [...]
Quindi se una notte, vi capiterà di intravedere, di sfuggita, un coniglio bianco con il panciotto e l’orologio da taschino in mano che dice non c’è più tempo…non sparategli con lo schioppo, inseguitelo… e buttatevi nella vostra vita come fosse un pozzo, la gola del cielo, la bocca di un bacio, è vero è tardi… ma non facciamoci paralizzare da questa schiacciante verità…è tardi, ma quando si cade nella vita…è tardi anche per tornare indietro…e quando si supera una paura, è tardi per avere ancora paura.”

Ex novo

13 Luglio 2008

Ricominciare. Da capo. Con il foglio bianco.
Il vecchio blog mi ha lasciato un giorno piovoso di circa un mese fa, all’improvviso, mentre tentavo inutilmente di pubblicare un post. Una nera epigrafe di Freewordpress ne annunciava la scomparsa e prometteva un sospirato recupero. Ma la mia pazienza ha un limite e non credo molto alla resurrezione telematica della mia vecchia pagina.
Dispiace, come tutte le cose belle che mi hanno fatto compagnia e poi sono finite, cambiate, andate. Non voglio nemmeno pensare a tutto quello che si è perso nel buco nero della rete, tutte le cose che ho scritto e non ho salvato in word, non ho stampato…magari un giorno torneranno, ma forse no. C’est la vie.

Così non mi resta che ricominciare a vivere-a poco, a poco-perchè ho capito che se scrivo la mia vita ha veramente un senso: sono così, o tutto o niente.

Senza guardare indietro, riprendere e credere che magari lo farò meglio di prima.

Sono un’ingauaribile idealista.

Sono tornata. Sto meglio.